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BORA Rivista 01|2021 – Italian

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“Se vinco o perdo una

“Se vinco o perdo una gara alla sera poi sono sempre la stessa persona.” PETER SAGAN La forza mentale ha oggi un’importanza decisiva anche nel ciclismo. Hai un mental coach? Il mental coach migliore per me stesso sono io perché non c‘è nessuno che mi possa capire meglio. In principio è molto facile: il corpo e la psiche devono mantenere l‘equilibrio. Se non mi sento molto bene fisicamente anche la testa ne risente. Sono del parere che in definitiva sia soprattutto la testa a decidere tra vittoria e sconfitta. Come ti prepari mentalmente a una gara? Quando ero più giovane prima di una gara ero molto spesso nervoso. Poi ho vinto le prime gare e questo mi ha messo ancora di più in agitazione. Così ho deciso di cambiare il mio atteggiamento. Per diventare più forte a livello mentale ho stabilito quali erano le mie vere priorità nella vita. Ad esempio che la mia famiglia e i miei amici stiano bene e siano felici. Perché anche se vinco o perdo una gara alla sera poi sono sempre la stessa persona. Si possono vincere tante gare ed essere infelici lo stesso, è tutta una questione di atteggiamento. Purtroppo molte persone non sono felici con quello che hanno. Una figura importante nella tua vita è anche tuo padre Lubomir. Sì, assiste spesso alle mie gare. Credo di passare più tempo con lui che con tutti gli altri. È stato molto commovente vedere come ha gioito alla mia vittoria alla quinta tappa del Tour de France 2019. È stato postato un video dove si vede che mio padre è andato più fuori di testa di me. Eccezionale vittoria di Sagan al Giro d’Italia: Peter Sagan si aggiudica la decima tappa dopo una fuga entusiasmante. 76 RIVISTA BORA

RITRATTO VIVERE Come riesci a rigenerarti nel breve tempo che spesso intercorre tra le diverse gare? L’anno scorso era tutto un po‘ diverso. Nei tempi prima della pandemia di Corona però durante la stagione passavo da una corsa all‘altra. Le mie giornate erano tutte abbastanza impegnative. Non rimaneva troppo tempo, alle volte avevo solo cinque minuti di tempo per me al giorno. Ma in questi cinque minuti staccavo davvero la spina. La cosa di gran lunga più importante per me è dormire a sufficienza. Inoltre, le cose al di fuori dello sport sono enormemente importanti per me per ritrovare l’equilibrio, soprattutto i momenti che passo con mio figlio Marlon (nato nell’ottobre 2017). Sono infinitamente felice quando lo tengo tra le braccia. Pratichi anche sport ricreativi? Una volta praticavo lo snowboard, ho fatto molto sci di fondo e sci alpino, oggi lo posso fare solo fuori dalla stagione delle corse. Quando posso cerco sempre di salire sulla mountain bike perché è divertente e perché migliora anche l‘equilibrio sulle ruote. Andare in mountain bike è per molti giovani sportivi il primo passo verso il ciclismo, anch‘io ho cominciato così. Qual è l’idea base del libro di cucina che hai realizzato insieme a BORA? Per il mio BORA Edizione 10 | 10 ho scelto 10 ricette la cui preparazione e cottura non dura più di 10 minuti ciascuna. Questi piatti sono perfetti per gli sportivi perché sono leggeri, ricchi di proteine e quindi ideali per la rigenerazione. Quali similarità ti accomunano allo sponsor della squadra BORA? Il fatto che per avvicinarsi alla perfezione ed essere il numero uno devi continuare a migliorarti e che devi fare quello che senti. Mi affascina anche il coraggio con il quale il fondatore dell’azienda Willi Bruckbauer ha pensato e concepito una soluzione tecnica completamente nuova. È stato in grado di rendere l’aspirazione vapori per le cucine così flessibile che anche nella cucina del pullmann del team è installato un sistema BORA. Dove ti vedi sportivamente tra cinque anni? Mi piacerebbe gareggiare per il resto della mia carriera per la squadra di BORAhansgrohe. La squadra è semplicemente ideale per me, l’atmosfera è straordinaria e non c’è alcun motivo per pensare nemmeno per un secondo di cambiare. Foto: BORA hansgrohe / Bettiniphoto Segui Peter su Instagram: petosagan Vivi nel Principato di Monaco... Sì, dove rockstar leggendarie come Ringo Starr abitano dietro l’angolo e puoi incontrare anche Lewis Hamilton facendo la spesa. Per me però la cosa più importante è che qui ho le condizioni ideali per allenarmi anche nei mesi invernali. Quanti chilometri percorri in bicicletta all‘anno? Può variare, ma certamente più di 30.000 chilometri l‘anno. Se noto per essere anche un ottimo cuoco e alle volte cucini per l’intera squadra. Sì, ho pagato i ragazzi per farmi i complimenti (ride). Sul serio però, la cucina è un mio grande hobby. Mi aiuta a rilassarmi. Mi riescono abbastanza bene le pietanze a base di pasta. Il mio interesse per la cucina dipende dal fatto che un‘alimentazione sana e mirata è di importanza decisiva per un atleta. Non mi piace però troppo andare a far la spesa. La stagione 2020 è stata difficile anche per il ciclismo. Nonostante questo ci sono stati dei momenti a cui ripensi volentieri? Ma certo! Ho partecipato per la prima volta al Giro d’Italia. L‘Italia ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore perché è qui che ho vinto il mio primo titolo mondiale nel 2008 (in MTB Cross Country Junior), e due anni dopo sono diventato un professionista del ciclismo su strada in una squadra italiana. Credo che prendere parte una volta alla “Corsa rosa” sia il sogno di ogni professionista. Per me il momento è finalmente arrivato nel 2020. Poi ho vinto anche già la decima tappa da Lanciano a Tortoreto. È stato un momento molto speciale per me, anche perché è stata la mia prima vittoria dopo tanto tempo. Qual è il tuo motto? Segui il tuo sogno, credi in te stesso e sii grato per quello che hai. RIVISTA BORA 77

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